Udemath's Weblog

di Mino Rossi

La Fiorentina (1-0 alla Lazio) agguanta la quarta posizione Champions strappandola al Genoa (0-3 sul campo della Roma).Serrata la lotta per la zona Uefa con Genoa e Roma avvantaggiate e altre sei squadre in quattro punti.Un gol di Poulsen al 91′ assicura il successo della Juve a Catania.

La Juve lotta strenuamente e sfugge a un calcio di rigore negato dall’arbitro Morganti (73′ netto fallo di mai in area di Molinaro).Nel finale, la squadra torinese spinge conquistando una vittoria preziosissima per la caccia all’Inter.Splendida Lazio a Firenze, ma battuta al 90′.

La Fiorentina risale nella ripresa con i laziali stanchi e vince in extremis.Per la Lazio quarta sconfitta consecutiva, per la Fiorentina terza vittoria di fila.La Roma continua a risalire, settimo risultato utile di fila.

La squadra di Mourinho è la leader assoluta fuori casa: 26 punti, un punto in meno del bottino interno.La Reggina ha sorpreso il Milan con un gol del fantastico Di Gennaro (21 anni, prodotto del vivaio milanista).

Fonte:
http://www.napoli.com/sport/viewarticolo.php?articolo=26024


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«Ho scelto di fare il padre». Il coraggio di Sergio

È vero. Lascia il lavoro per amore. Lo sbalordimento, l’incredulità e l’ironia feroce di cui è bersaglio sono la misura esatta – millimetrica – dell’arretratezza culturale in cui siamo immersi fino a non accorgercene più, il segno preciso del pensiero dominante che ci istupidisce e che ci assorda. Un uomo non lascia la carriera, la politica, il potere per la famiglia. Non è possibile. Ci dev’essere dell’altro. È una scusa. Saranno i sondaggi. Sarà il partito che lo boicotta. Sarà la paura di perdere. Invece no. È Edoardo. Non ci credete? Poveri voi. Poveracci, proprio. Non avete capito niente della vita. «Guardalo». Sergio Cofferati accende lo schermo del suo telefonino: compare la foto di suo figlio Edoardo, un anno a novembre. «Non è venuto molto bene qui però». Certo, non vengono mai bene i neonati nei telefonini. Le persone amate sono sempre – sempre – «più belle di così». Il sindaco sorride, guarda ancora la foto. «È molto sveglio». La folla intorno lo chiama: lui non sente, non risponde. Edoardo ha avuto un po’ di febbre, di recente. Niente di grave. Lui non c’era però, gli è dispiaciuto non esserci: molto. Si è preoccupato. Si è sentito in colpa. «Avere un figlio alla mia età è un dono della vita. Un’altra opportunità che arriva come un regalo, non capita a tutti la seconda occasione di mettere a fuoco quel che passa e quel che resta, è una fortuna.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79795


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“Altro che Olimpiadi

Un orrore lungo 19 anni. Gli cadde addosso nel 1961 quando era uno studente universitario ventitreenne e non lo abbandonò fino al 1979. Diciannove anni nei campi di lavoro della Cina comunista senza una vera colpa, senza un processo, senza un’autentica condanna. La vita di Harry Wu è ancora oggi, a 71 anni suonati, una vita segnata da quell’orrore, dal ricordo dei compagni di prigionia piegati dalla fame e dagli stenti, dalla fatica e dalla determinazione che lo aiutò a uscire dai campi di lavoro dove la Cina di Mao seppellì decine di milioni di cosiddetti «controrivoluzionari». La maggior parte dei suoi compagni di sventura non sopravvisse. Chi ci riuscì spesso non vuole ricordare.
Harry Wu ha fatto di quel ricordo la missione della sua vita. Anche dopo la libertà, dopo la «riabilitazione», dopo la fuga negli Stati Uniti, non ha mai smesso di raccontare quei 19 anni, non ha mai smesso di pronunciare la parola «laogai». Grazie a lui la «rieducazione attraverso il lavoro», introdotta dal maoismo cinese per spegnere qualsiasi opposizione e qualsiasi resistenza, è diventata sinonimo di lager e gulag. Ma il cammino è ancora lungo e Harry Wu lo sa. Nonostante sia tornato in Cina, nonostante la recensione in un dettagliato elenco degli oltre mille campi di lavoro dove ancora oggi la Cina rieduca i suoi dissidenti, nonostante sia stato nuovamente arrestato, nuovamente condannato e definitivamente espulso dalla Cina, la battaglia di Harry Wu non si è mai fermata.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=277290


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