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Alitalia, pronta la Newco Al vertice Colaninno

Milano – Il piano Alitalia decolla verso la fase operativa. E lo dimostrano i fatti registrati ieri e gli appuntamenti delle prossime ore. Innanzitutto ci sono 16 imprenditori pronti a mettere insieme un miliardo di euro di mezzi freschi per dar vita alla Compagnia aerea italiana. E oggi i vertici dell’advisor Intesa Sanpaolo voleranno a Parigi per illustrare il progetto ad Air France-Klm ma non è ancora chiaro quale sarà il partner industriale internazionale e quando entrerà (resta in gioco anche l’ipotesi Lufthansa). Mentre ieri il governo ha riunito un vertice interministeriale sulla situazione, in vista del Consiglio dei ministri previsto per domani. All’incontro, presieduto dal sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta, hanno preso parte i ministri Tremonti, Scajola, Matteoli. Sono allo studio due diverse procedure per il salvataggio di Alitalia.

Ma andiamo per ordine. Per ora con 16 investitori è nata la cordata di imprenditori che vogliono dare vita alla nuova compagnia di bandiera italiana, rilevando asset di Alitalia e Air One. È stata provvisoriamente costituita una Srl (con versamenti per il momento simbolici), che successivamente verrà trasformata in Spa, nominato il consiglio di amministrazione con Roberto Colaninno presidente e Rocco Sabelli ad. I soci dell’attuale Srl sono Roberto Colaninno tramite Immsi, gruppo Benetton tramite Atlantia, Gruppo Aponte, Gruppo Riva, Gruppo Fratini tramite Fingen, gruppo Ligresti tramite Fonsai, i fondi Equinox e Clessidra, gruppo Toto, gruppo Fossati tramite Findim, Marcegaglia, Bellavista Caltagirone tramite Acqua Marcia, Gruppo Gavio tramite Argo, Davide Maccagnani tramite Macca, Tronchetti Provera e Intesa Sanpaolo.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=286044


Ora alla scuola degli agenti si studia anche etica e rapporti col pubblico

La scuola del corpo di polizia locale di Milano è nata nel 1970. Da sempre si occupa della formazione, dell’aggiornamento professionale degli operatori, oltre alle attività didattiche «esterne» come la divulgazione dell’educazione stradale nelle scuole. In questo istituto si accede per concorso, con limite di età a trent’anni; tra i requisiti la fedina penale «specchiata», patente e diploma come titolo minimo di studi. Il corso in tutto dura due mesi, con una frequenza di sette ore al giorno. Sono due le prove intermedie di valutazione, un periodo di quindici giorni di affiancamento in strada e poi l’esame finale, superato il quale si viene confermati in ruolo. «Alla fine del 2006 questa scuola si è trasformata – spiega Barbato -. Insieme all’Iref è stato avviato un progetto sperimentale per creare un corso ad hoc che tenesse conto dei cambiamenti della nostra società con corsi di comunicazione, di rapporto con l’utenza, di definizione del ruolo del vigile e di deontologia. Se siamo riusciti a cambiare assetto, dobbiamo ringraziare il nostro comandante che ha sempre creduto nella formazione».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280687


Ai francesi chiedo: e se vince Valverde?

Sarà un Tour molto particolare, per noi del Giornale. Per me in particolare, potrebbe rivelarsi molto sinistro: avendo chiesto a Damiano Cunego di scriverne dopo averlo pedalato, non vorrei che venisse imposto al sottoscritto di pedalarlo prima di scriverne.
Nell’attesa, bentornata alla grande sagra di luglio. L’eterna commedia estiva di Francia si ripropone con il suo gigantesco seguito di colore, folklore, onore, tutti elementi che impediscono da sempre di considerarla puro e semplice avvenimento sportivo. Il Tour è il Tour, dicono i francesi. E non aggiungerebbero altro, perché dal loro punto di vista significa già riassumere prestigio, unicità, perfezione. Al di qui delle Alpi, noi potremmo però aggiungere realisticamente che la gloria del Tour gode della smaccata propensione francese all’iperbole sciovinista, nonché di una invidiabile collocazione temporale nel calendario annuale. Quest’ultima annotazione, in particolare, merita due righe aggiuntive di sottolineatura. Per quanto bravi siano gli organizzatori francesi, a luglio la loro corsa arriva in località turistiche strapiene di curiosi, prima ancora che di tifosi. Facile registrare il tutto esaurito. Il Giro, tanto per non fare nomi, arriva invece nelle nostre località turistiche a maggio, in piena stagione morta: le folle che raggiungono i passi dolomitici devono andarci apposta, trovando immancabilmente le strutture alberghiere mestamente chiuse, a cavallo tra la fine della stagione sciistica e l’inizio di quella estiva.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273892


Perché

Confesso, con il ciclismo
è un po’ come un
matrimonio andato
in crisi: stiamo ricostruendo
i pezzi. Sarà perché tutte
quelle ore passate davanti alla
tv in attesa di una grande
fuga o dell’impresa alla Merckx
(parlo per noi di una certa
generazione) accompagnati
dalla cantilena di
AdrianoDe Zan – che nostalgia!
-, sono state tradite da
siringhe, flaconi, carte bollate
e giustificazioni improbabili.
Tradite insomma da storie
che ci hanno fatto sentire
improvvisamente più vecchi
e, soprattutto, meno ingenui.
Così, per ripartire su
due ruote e per capire come
mai la gente continui ad
inondare le strade al passaggio
dei propri beniamini, mi
sono affidato alle cure di
due autorità – i nostri Cristiano
Gatti e Pier Augusto Stagi
- e ho capito che il ciclismo
di oggi non è lontanodalla
verità della
vita: c’è sempre
chi è pronto a barare,
ma le persone
serie alla fine
vengono fuori.
Una di queste,
Damiano Cunego,
diventerà per noi
e per voi lettori
del Giornale l’inviato
sul campo
del Tour de France
che parte oggi.
E non un inviato
qualunque: un inviato
che questo
Tour parte per
vincerlo. Non voglio
certo qui sciogliermi
in inutili
smancerie, ma è giusto che
voi lettori sappiate che l’accordo
con Damiano è stato
raggiunto sulla parola e da
lui rispettato con grande entusiasmo.
E di questo lo voglio
ringraziare pubblicamente,
a nome di tutti noi.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273991


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Sequestro Orlandi, interviene il Vaticano: «Fango su Marcinkus»

Sabrina Minardi, sedicente testimone del caso Emanuela Orlandi, ha raccontato alla Procura di Roma le modalità della sparizione dei cadaveri di Emanuela e di Domenico Nicitra, chiamando in causa l´ex presidente dello Ior (la banca dello Stato Pontificio), Paul Marcinkus deceduto nel 2006.
Secondo il Vaticano, si tratterebbe di accuse «infamanti senza fondamento nei confronti di monsignor Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi».

« La tragica vicenda della scomparsa della giovane Emanuela Orlandi è tornata di attualità nel mondo della informazione italiana», sottolinea una nota della sala stampa della Santa Sede, «Colpisce il modo in cui ciò avviene, con l´amplissima divulgazione giornalistica di informazioni riservate, non sottoposte a verifica alcuna, provenienti da una testimonianza di valore estremamente dubbio». «Si ravviva così – continua la nota – il profondissimo dolore della famiglia Orlandi, senza dimostrare rispetto e umanità nei confronti di persone che già hanno tanto sofferto. Si divulgano accuse infamanti senza fondamento nei confronti di monsignor Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi. Non si vuole in alcun modo interferire con i compiti della magistratura nella sua doverosa verifica rigorosa di fatti e responsabilità. Ma allo stesso tempo – conclude la nota – non si può non esprimere un vivo rammarico e biasimo per modi di informazione più debitori al sensazionalismo che alle esigenze della serietà e dell´etica professionale».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76565


I sottoscrittori dell’appello (6)

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Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76625