Giovani e laureati con la divisa: quella da vigile urbano. Accade a Milano dove il 35 per cento dei 450 ragazzi che hanno superato il concorso per agenti di polizia locale hanno un diploma di laurea in corsi di studio di tutto rispetto, dalla giurisprudenza alle scienze tecniche e psicologiche. Segno dei tempi che cambiano, perché se alcuni continuano a scegliere questo mestiere per passione, altri – molti – lo fanno per una questione economica. Per avere cioè la certezza di un posto di lavoro fisso con uno stipendio più che dignitoso (fino a 1600 euro al mese), tredicesima, ferie (28 giorni + 4 giorni di ferie, senza contare i recuperi dagli straordinari), malattia, maternità. Tutto quello che una professione in linea con il percorso di studi fatto non garantisce quasi mai ad un neolaureato. «Fino agli anni Novanta non c’era il problema del precariato – spiega Antonio Barbato, responsabile della scuola del corpo di polizia locale di Milano che il primo agosto metterà in strada 120 nuovi agenti -. Chi faceva questo mestiere, aveva un’idea precisa del lavoro che veniva a svolgere. Ora la situazione è completamente cambiata: ci sono ragazzi e ragazze che hanno sperimentato da laureati cosa vuol dire non aver un posto fisso e hanno deciso di fare altro». Con intelligenza, però, perché mettono a disposizione della nuova professione il proprio bagaglio culturale. E poi – continua Barbato – non si pensi più che il «ghisa» sia quello di una volta, che dà solo le multe e dirige il traffico.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280756
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