«Patong. La grande scultura dei popoli del Borneo». Sono in totale 36 le opere di grande valore etnografico e artistico provenienti dalle più importanti collezioni del mondo esposte alle Scuderie di Villa Borromeo D’Adda di Arcore fino al 15 febbraio. Realizzate a cavallo tra Ottocento e Novecento da scultori di gruppi etnici diversi del Borneo centrale e meridionale e provenienti dalle Collezioni del Museo delle Culture di Lugano, un cospicuo gruppo che fanno parte della raccolta dell’artista ticinese Serge Brignoni, costituita da circa 650 elementi, provenienti per lo più dall’Oceania e dall’Indonesia, raccolti a partire degli anni Venti e donati al Museo di Lugano dal 1985. Per la prima volta il pubblico italiano potrà ammirare queste sculture dal carattere primitivo grazie a Paolo Maiullari, curatore della rassegna e a Gina Abbati che scritto alcuni brani critici e storici del catalogo (ne esiste uno anche per ragazzi) che accompagna la mostra edito da Mazzotta, insieme ad altri specialisti del settore. A dare un forte contributo all’iniziativa oltre al Comune di Arcore, la Fondazione Mazzotta di Milano, La Regione Lombardia, le Province di Monza e Brianza, quella del capoluogo lombardo. La manifestazione si è avvalsa anche del Patrocinio per i Beni e le Attività Culturali. Le sculture erano definite in senso generico «patong» in «bahasa» Indonesia, «patung», in quanto si trattava di ritratti di spiriti ancestrale o divinità della natura, realizzati in occasione di un membro del villaggio o per commemorare la cattura di un nemico in battaglia.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=298477
Ai Musei civici del Castello Sforzesco non esistono audioguide, però le piantine sono anche in giapponese. Il prezzo del biglietto è un affare: con 3 euro si va ovunque. Un’ora prima della chiusura l’entrata è gratis, ma il cartello che lo ricorda è solo in italiano e il pur gentilissimo personale lo sussurra a pochi minuti dallo scattare dell’«happy hour». Si comincia con le sculture tardo antiche e gotico-lombarde. L’incontro con i capolavori è ravvicinato, forse troppo: le opere sono esposte senza protezione al punto che sopra alla lapide tombale di un tapino morto nel XVI secolo, non è raro incontrare un paio di turiste che ticchettano giulive sulla pietra nuda. Tutti però cercano lei, la guest star by Michelangelo, la pietà Rondanini, nascosta dietro ad un bunker di rara bruttezza, che però non ne scalfisce il fascino. Il problema è l’ampiezza dell’offerta che scoraggia anche il più incallito visitatore: solitamente dopo Leonardo, si getta la spugna, arenandosi nella Pinacoteca. Il resto? «Arrivi ai due quadri di Canaletto e imbocchi gli scalini che portano alle merlate», invitano in un refrain che la dice lunga su come il percorso sia dispersivo fra ceramiche, l’ottima e sintetica sezione egizia e una curiosa sezione di arredi dove accanto a vezzosi stipetti antichi campeggiano posate di design.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280749
Niente da fare, è terribilmente disimpegnato, deresponsabilizzante. C’è chi ti dice che lo manda solo a te, e poi arriva pure al pizzicagnolo. Chi ne approfitta per risparmiare sulle consonanti «Xké 6 + rapido». Il messaggetto è paraculo, sexy: hai presente che batticuore quando senti beep-beep e non è per te? C’è già letteratura su chi si lascia perché ha ricevuto un sms inviato all’amante. Divertente, certo. Finché non accade a noi.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280569